Ultimo aggiornamento: domenica 12 gennaio 2014

 

 

Visita virtuale - E-04

 

Monumento all'Artigliere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabrio Roggero, oggi Generale in quiescenza, ci ha inviato uno scritto con la storia di questo monumento.

Quanto segue è, nella sostanza, il suo racconto con qualche leggera modifica per ammorbidire la sua innata irruenza e per completare alcuni dati su cui il tempo trascorso aveva fatto sorgere qualche dubbio.

 

Gabrio Roggero ci ha scritto:

 

          Premetto che "io" non ho donato nulla! Non perché non lo desiderassi con tutta l'anima, ma perché non era nemmeno lontanamente nelle mie possibilità (forse con una vincita al Totocalcio di allora). Il tutto era nato il 6 agosto 1998, quando ho assunto il Comando del 5° Reggimento Artiglieria da Montagna.

          Tra i presenti alla cerimonia c'era un manipolo di amici di Darfo-Boario Terme. Inevitabilmente il "caporione" era l'inossidabile Gino (detto anche Mariolini). Strette di mano, auguri di rito e il classico "arrivederci".

          Dopo circa un mese, il buon Ramundo (Aiutante Maggiore) mi annuncia una visita: Mariolini & co.. Parlando con lui, mi scappa detto che ..."l'ingresso della Caserma è povero, sarebbe bello avere qualcosa dietro il pezzo da 75/13". E Ginaccio..."cosa, per esempio ?"...

          Io, ma senza doppi fini assolutamente inimmaginabili, ..."Se potessi, farei fare un monumento prendendo spunto da una statuetta in bronzo che ho in ufficio; rappresenta un artigliere da montagna con la bocca da fuoco in spalla". Da lì al ..."me la fa vedere ?"...al successivo ..."me la può imprestare?"... e al non rivederla mai più, il passo è stato brevissimo.

          Passano i giorni e Gino si ripresenta:..."avremmo lo scultore e la pietra; il costo sarebbe......". Impossibile per il Reggimento. Sento i "Superiori" che con la consueta (e prevedibile...) rapida, concisa e lucida razionalità rispondono..."non ci pensi nemmeno anche se le proponessero metà e metà".

          Tanto "riporto" a malincuore a Gino. 

Passano circa due mesi e, una mattina, il pensoso Ramundo entra in Ufficio:..."c'è un Tir all'ingresso della Caserma". E io "per chi?" - E lui "per lei e c'è anche Mariolini".

          Le "Special Forces Camune" erano arrivate in massa; c'era anche il Manella (Silvano), "Giovannone" Treachi ed altri che non devono offendersi se adesso non ne ricordo i nomi (e qui l'età la vince sulla memoria...) con un Tir rosso (questo lo ricordo). Aperto il telone posteriore ecco il monumento realizzato dallo scultore "Mario Cifra": bello, maestoso pur senza essere imponente, con tutto il significato che desideravo si manifestasse al "nostro" ingresso e ricordasse a chi entrava di quale stirpe e di quali tradizioni fosse erede il 5°.

          Lo scavo per le fondamenta e la posa in opera del monumento con la gru del TIR hanno richiesto poco più di una mattinata. Al termine dell'operazione, la carraia del 5° era un vero "ingresso nell'artiglieria da montagna", nei suoi valori, nelle sue tradizioni (è un poco stentoreo, ma lo penso veramente ...); il "Cifra" è stato veramente grande e ancora oggi la sua opera lo testimonia.

          Quanto precede senza che dalle casse della "Difesa" sia uscita una sola lira (e c'è voluto del bello e del buono per farlo capire ai miei "superiori" di allora, divenuti  anche sospettosi...).

          Il monumento era..."in comodato d'uso"...(anche questo è stato chiarito bene agli stessi pluricitati "superiori" che, però, stentavano a ricordarsene al momento di chiudere il reggimento; quante "rogne"!!!!!); era anche "montato" su barre di acciaio (interrate) per poterlo eventualmente rimuovere.

          Festeggiato l'impianto, ringraziati con emozione gli amici camuni, pareva tutto felicemente concluso. Nossignore. Dopo alcuni giorni mi aggiravo all'ingresso godendomi il monumento quando, girandogli intorno, scopro una piccola targhetta, in loco seminascosta dai rami delle tuie: "Dono del....".

          Esterrefatto chiamo al telefono il Gino..."ma cosa ti è saltato in mente? Sai che non è vero! Voi e solo voi siete gli artefici di tutto!" E il Gino "Pota! No, tu sei il Comandante e quel monumento è un tuo dono; ricordati, però, che se il 5° dovesse "chiudere" veniamo a riprenderlo!".

          Era ed è stato il minimo e così è stato.

Tutto impensabile per chiunque non sia un "montagnino", ma questa è la generosità di quel gruppo di Amici camuni che ho avuto l'onore di conoscere e che non mi stancherò mai di ringraziare con gli Ufficiali, i Sottufficiali e gli Artiglieri da montagna del 5° che hanno avuto il piacere e l'emozione di sfilare dinanzi a quel granitico "commilitone".

Come disse Lowell, Comandante dell'Apollo 13 all'incerto inizio del rientro nell'atmosfera terrestre ..."amici, è stato un onore volare con voi".

Io ho "volato" nelle nostre montagne con i miei artiglieri, con i loro amici (...e con le nostre famiglie !) ed è stata un'esperienza inebriante. Mi auguro che tanti giovani provino, anche se solo per una manciata di minuti, la stessa emozione visitando il "nostro" Museo in quel di Fucine.

                              Gabrio

 

Ma dopo questo racconto ne è arrivato un secondo. Eccolo:

 

La scultura del "Cifra" aveva preso il posto di un'altra opera.

Si trattava di una piccola, macilenta e butterata statuetta biancastra che con grande magnanimità il "Savoia Cavalleria" aveva "dimenticato" nel momento in cui lasciava la "Polonio". I cavalieri avevano smantellato tutto, anche le boiserie del Circolo Ufficiali, ma la statuetta no. L'opera raffigurava, abbiamo poi saputo dal solito Gino, Santa Giulia, ma per il 5° che arrivava da Silandro era diventata nottetempo "Santa Barbara" e come tale "venduta" a tutti (anche se poteva sembrare strana una Santa Barbara senza torre).

         La statua, in mano al Gino giusto un attimo per far posto al nuovo granitico milite, è scomparsa per un bel po' di tempo per poi miracolosamente riapparire dopo alcuni mesi nella chiesa di Terzano. 

         Ancora adesso, tutta rimessa in forze e ripulita alla perfezione, fa bella mostra di sé di lato all'altare e, ritornata ad essere per tutti "Santa Giulia", è un piacere a vedersi.

         MORALE: ....se Gino non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

 

Ma il nostro monumento come è arrivato al Museo ?

 

La scultura, recuperata da Merano e tornata nella sua terra di origine, in Valcamonica, è stata inizialmente collocata su un lato del piazzale antistante la Chiesa "Madonna degli Alpini" e poi è stata portata al nostro Museo come collocazione ideale per essere rispettata, onorata ed ammirata come merita sia per le sue caratteristiche sia per i suoi significati e valori morali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        

 

 

   

 

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